Entriamo a San Donato Milanese dalla campagna. Poasco e Sorigherio sono piccoli borghi residenziali nei pressi dell’Abbazia di Chiaravalle, che si sono sviluppati intorno alle preesistenze di imponenti cascinali in un territorio prevalentemente agricolo fino al secondo dopoguerra. Siamo in quel che oggi è il Parco Sud di Milano. Su questo territorio troviamo la Chiesa di Sant’Enrico, realizzata tra il 1964 e il 1966 da Ignazio Gardella. L’edificio sorge sui limiti dell’insediamento di Metanopoli; oltre, solo le ultime borgate rurali, come Monticello, un complesso di cascine storiche che ha perduto il legame produttivo con la terra e diventerà presto un nuovo quartiere residenziale della città. La chiesa “nasce per gli operai che da tutta la regione e da mezza Italia si sono trasferiti qui negli anni in cui nasceva l’Ente Nazionale Idrocarburi”, racconta Don Gaetano.3 Metanopoli viene pianificata come una città di nuova fondazione, progettata e concepita come spazio urbano ideale di vita e produzione. Una città aziendale:  il quartiere residenziale con le abitazioni dei dipendenti, la chiesa, gli impianti sportivi, il centro direzionale, gli uffici centrali delle società del gruppo, il quartiere scientifico e i laboratori,  le officine e i magazzini, la stazione di servizio e di rifornimento. Un luogo per abitare, lavorare e vivere immersi nel verde. “L’ENI ha fatto San Donato” ci dicono due ex dipendenti in pensione che passeggiano attorno al Laghetto Europa, uno dei molti parchi urbani di questa zona.  Da allora il quartiere è una realtà internazionale molto più connessa con Milano e col mondo, soprattutto grazie all’aeroporto di Linate e alla sua posizione strategica sui grandi assi di collegamento autostradale, che con l’altra umanità che abita i quartieri al di là degli storici cancelli dell’azienda. Anche a San Donato è difficile riconoscere un centro; quello che appare è piuttosto un’aggregazione di identità distinte e, forse, molto distanti.

Fotografie di Urban Reports

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